Ad Amatrice, Pirozzi ha fatto tutto. Da ragazzo, entra a far parte della banda musicale della città. In seguito, diventa animatore di “Radio Alfa”, membro della Pro Loco ed, infine, allenatore della locale squadra di calcio. Nel 1995 siede in Consiglio comunale, poi fa il Vice Sindaco, il Consigliere provinciale, il Presidente della Comunità Montana e quindi, dal 2009, il Sindaco.
Quella con il suo paese, dunque, è una vera e propria storia d’amore. Un legame con la sua Terra da difendere a tutti costi. Anche dai tagli.
Perciò, lo scorso novembre, ha lanciato il sassolino: costituire l’Associazione Nazionale dei Comuni Dimenticati. Da subito, hanno risposto in 22 al suo appello. Ma la rete si sta rapidamente allargando. “È un’associazione indipendente dei piccoli Comuni – dicono dal comitato promotore –, tutti in sofferenza sul profilo sanitario e che combattono per il mantenimento dei servizi sul territorio. Un ulteriore canale, a fianco di quelli istituzionali, per portare avanti battaglie coordinate a livello nazionale sulla sanità, sugli uffici postali, sui tributi locali, nella logica di rete, anche per condividere tante esperienze maturate”.
L’obiettivo primario è chiaro: una modifica legislativa per introdurre l’obbligo per le Regioni di mantenere i presìdi ospedalieri nei territori disagiati.
Nello stile di Pirozzi, si passa immediatamente dall’idea all’azione con gli Stati Generali dei Comuni Dimenticati. Eccone un brevissimo resoconto.
C’è un filo conduttore che ha unito idealmente i Sindaci che  presenti agli “Stati Generali dei Comuni Dimenticati” ad Amatrice, ospiti del sindaco Sergio Pirozzi. Un filo che si dipana attraverso tutta l’Italia, da nord a sud alle isole, sottile, invisibile, fragile all’apparenza, in realtà tenace e resistente agli strappi. Un filo che ha legato gli ideali, al di là dei colori e delle ideologie politiche, di sindaci orgogliosi di amministrare questa Italia minore, innamorati dei loro territori, attraversati da un po’ di sana pazzia, ad assumersi grandi responsabilità pur di tenere in vita, oltre ogni difficoltà, le loro comunità strette a presidiare territori faticosi. Sindaci resilienti e liberi da schemi, con un forte senso del dovere, perché si fa sempre appello ai diritti ma c’è bisogno di tornare al dovere degli amministratori di opporsi ad ogni forma di prevaricazione della politica centrale sulle comunità poco numerose, politica che legifera da stanze lontane e non sa cosa significhi vivere in montagna, su un’isola o in un’area periferica“.
Pirozzi ha scelto le parole di Nelson Mandela per accogliere i suoi colleghi ed ospiti: “Un vincitore è un sognatore che non si è arreso”. “Uniti si vince” ha ripetuto più volte. Ed è sembrato che questi sindaci non stessero aspettando altro che incontrarsi e confrontarsi.

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